5 Luglio 1980, 40 anni dopo è ancora mito
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5 Luglio 1980, 40 anni dopo è ancora mito

Ci sono date che segnano perfettamente l’appuntamento con la storia, scolpite nella pietra miliare delle grandi imprese sportive. Su Borg-McEnroe finale di Wimbledon 1980 sono stati scritti libri, trattati, girati film. Ma nulla è mai riuscito a trasmettere l’epica del momento come le immagini della gara stessa. Ecco perché non siamo di fronte a qualcosa di normale, ecco perché stiamo entrando nel mondo della mitologia. Fuoco e ghiaccio. Due opposti perfetti.

Il ribelle con una causa e lo svedese più freddo che abbia mai tenuto in mano una racchetta. Da una parte, il magma infuocato dai capricciosi capelli rossi e ricci, dall’altra l’angelo assassino che ha inventato un modo di giocare mai pensato prima, che ha insegnato a vincere Wimbledon quasi senza lasciare la riga di fondo. È una rivalità fra due mondi che si attraggono e che trovano la propria epifania nei 22 minuti più intensi della storia del tennis. Un tie-break da 34 punti e vinto dall’americano. Il quinto set è esegesi Borg: “il momento più esaltante della mia carriera”, dichiarerà qualche anno dopo. Sarà ancora lui il campione, per la quinta volta consecutiva. La rivincita arriverà l’anno successivo è sarà uno dei capitoli della sfida tra questi due giganti: 14 incontri, 7 vittorie ciascuno. Neanche il tennis si è preso la briga di dire chi fosse il più forte, accecato anche lui da quel pomeriggio fantastico di 40 anni fa.

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