Palermo-Catania: ritrovarsi dopo sette anni
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Il parapiglia al termine dell'ultimo derby del 21 aprile 2013

Palermo-Catania: ritrovarsi dopo sette anni

Il derby, di per sé, è sempre un incontro particolare, fuori dagli schemi. Ma ci sono derby che riescono a spingersi ben oltre la “normalità” di un incontro di calcio e quello del 21 aprile 2013 tra Catania e Palermo è uno di questi.
La storia la conosciamo bene. Per la seconda volta in sette stagioni, la sfida tra le regine di Sicilia rischia di compromettere la permanenza in massima serie di una delle due. Il 12 aprile 2008 era toccato al Catania, che aveva perso al “Barbera” in virtù di una punizione di Fabrizio Miccoli. Con legittima “goduria” dei tifosi di casa, che inneggiavano alla retrocessione della squadra di Zenga, poi scongiurata il 18 maggio nell’epico pareggio contro la Roma di Spalletti. Stavolta, invece, tocca al Palermo subire la stessa sorte. E la tifoseria rossazzurra, che parallelamente anela l’aggancio alla zona Europa League, ne approfitta per “accogliere” i rosanero con una coreografia ad hoc, con la lettera B che campeggia in tutti i settori dello stadio all’ingresso in campo delle squadre.
La partita nel primo tempo è tirata e le occasioni sono poche. Nella ripresa il Catania alza il ritmo ed al 69° trova il gol del vantaggio col “Pitu” Barrientos. Il delitto perfetto sembra ormai consumato quando all’ultimo minuto di recupero Bellusci si intestardisce in un’azione personale, perde il pallone nella metà campo avversaria e commette un inutile fallo rabbioso che concede agli ospiti di mandare “in the box” l’ultimo pallone della disperazione. Batte Sorrentino, la palla giunge al limite dell’area dove Hernandez salta più in alto di Bellusci (ancora lui…) prolungando la sfera nella zona di Ilicic, il quale, appostato davanti ad Andujar, segna “di rapina” il gol del pareggio. Il match si conclude con una rissa innescata da una provocazione del capitano palermitano Barreto, che sfocia nella reazione incontrollata di Andujar ed in un parapiglia generale. Il pari frena la corsa europea del Catania ed illude il Palermo, coi tifosi che festeggiano la squadra (che retrocederà egualmente poche settimane dopo) al rientro in città.

2013/14: l’ascensore riporta il alto i rosanero, con gli etnei che fanno il percorso inverso
Quel che catanesi e palermitani non possono immaginare in quel momento è che dovranno attendere altri sette anni per disputare un derby, tra l’altro – nel caso dei rosanero – con una società diversa. Nella stagione 2013/14 il Catania, attraverso la svolta dirigenziale che porta all’investitura di Pablo Cosentino, punta al salto di qualità; il Palermo, invece vuole tornare in A e si affida a Ringhio Gattuso, tecnico alle prime armi. L’inizio di campionato è da incubo per entrambe: risultati negativi e prestazioni non all’altezza portano all’esonero di Maran da un lato e Gattuso dall’altro. Alle falde dell’Etna giunge De Canio, ma tra infortuni in serie e fallimenti dei nuovi acquisti la squadra ristagna in zona retrocessione; al contrario, l’avvento all’ombra di Monte Pellegrino di Beppe Iachini rinvigorisce i rosanero, i quali mettono insieme un filotto di risultati che consente loro in pochi mesi di risalire fino alla vetta della classifica, a braccetto con l’Empoli di Sarri. La seconda metà di stagione conferma l’andazzo: il Palermo prende in volo, forte di un reparto offensivo in cui un certo Dybala deve sgomitare con Hernandez e Lafferty per ottenere spazio e l’oggetto misterioso Vazquez emerge solo nella parte finale; il Catania, invece, non riesce ad agganciare il treno salvezza, complice un mercato invernale che corregge soltanto il centrocampo (col ritorno di Lodi e l’acquisto di Rinaudo), lasciando il redivivo Maran privo di alternative in avanti. Il colpo di coda firmato Maurizio Pellegrino illude ma non basta: gli etnei retrocedono in cadetteria dopo 8 anni e danno il cambio alla squadra di Zamparini, che vince il campionato fissando il record di 86 punti.

30 maggio 2014: la festa promozione del Palermo (Foto: SiciliaToday) 



2014/15: il Palermo esplode con Dybala, il Catania naufraga
Un altro anno senza derby? Sì, anche se il sorteggio del calendario della Coppa Italia, avvenuto in estate, alimenta le speranze di rivedere la sfida tra le regine di Sicilia a inizio dicembre, in occasione del quarto turno eliminatorio. Sia Catania che Palermo, però, si fanno eliminare nel turno precedente (rispettivamente da Cagliari e Modena), rimandando l’appuntamento. L’estate sembra sorridere ai rossazzurri, che confermano buona parte dell’organico della massima serie e riscuotono consensi dalla stampa per i rinforzi operati dalla società. A Palermo invece si respira insoddisfazione per una campagna acquisti lacunosa, alla quale fanno da contraltare le partenze di Hernandez e Lafferty. La bravura di Iachini e l’esplosione fragorosa della stella Dybala regalano però un’annata tranquilla, decisamente al di sopra delle aspettative iniziali. Tutto il contrario di ciò che accade a Catania, dove emergono i limiti della disastrosa gestione Cosentino: si avvicendano tre tecnici (Pellegrino, Sannino, Marcolin), la squadra viene cambiata quasi del tutto nel mercato invernale, ma per gran parte del campionato staziona nei bassifondi della classifica, ottenendo la salvezza matematica soltanto all’ultima giornata.

2015/16: il Catania sfiora il fallimento, il Palermo comincia la propria involuzione
I propositi di rilancio del duo Pulvirenti-Cosentino vengono spazzati del tutto dall’inchiesta “I treni del gol” che fa precipitare il Catania in Lega Pro con pesante penalizzazione e con una società che entra in un vortice che potrebbe portare al fallimento, anche in considerazione degli altri guai che investono il gruppo Finaria (in particolare, in questo periodo, quelli legati al crack Wind Jet). Pulvirenti mette in vendita il club ma non si affacciano interlocutori seri, sicché la “triade” Bonanno-Ferrigno-Pitino compie un gran lavoro per liberarsi dai contratti onerosi in essere ed affidare al tecnico Pancaro un organico competitivo per la Serie C. Dopo un buon avvio che fa illudere in ottica playoff, pian piano la situazione precipita: subentra Moriero, ma per ottenere la salvezza diretta si soffre oltremodo fino all’ultima giornata. Se Atene piange, Sparta non ride. Il Palermo si salva, ma solo in extremis, in un’annata caratterizzata dal record di cambi in panchina (ben nove) e dalla prosecuzione del ridimensionamento delle ambizioni da parte di Zamparini, che incassa la plusvalenza Dybala ma non rinforza la squadra, trascinata esclusivamente dai gol del Mudo Vazquez e del sempiterno Gilardino.

El Mudo Vazquez, l'ultima stella rosanero (Foto: SiciliaToday) 



2016/17: Palermo prevedibilmente retrocesso, cantiere aperto per gli etnei col redivivo Lo Monaco
L’estate 2016 è quella del clamoroso ritorno di Pietro Lo Monaco e del ventilato rilancio di Finaria. Alla prova dei fatti, però, l’organico affidato a Pino Rigoli non si rivela sufficientemente competitivo. Neanche i rinforzi di gennaio rilanciano i rossazzurri, così il campionato si conclude con un doppio cambio in panchina (prima Petrone, poi Giovanni Pulvirenti), un piazzamento anonimo e l’immediata eliminazione ai playoff. Ma la partita più importante, recita l’ad, si sta giocando fuori dal campo, dove, a suo dire, il Catania sta superando lo spettro del fallimento ed è pronto a tornare ad alti livelli. Il Palermo, invece, è in caduta libera. L’ultimo big, Vazquez, saluta, mentre arrivano una serie di giocatori esotici, perlopiù sconosciuti e promossi titolari (Rajkovic, Aleesami e Nestorovski, che si aggiungono ad altri già presenti come Trajkovski e Quaison), oltre all’esperto Diamanti. Si riparte da Ballardini, immediatamente rimpiazzato dall’emergente De Zerbi, a sua volta sostituito da Corini, che passa poi il testimone a Diego Lopez, prima che la stagione venga chiusa da Bortoluzzi. Il solito valzer di allenatori non produce i frutti sperati, anzi, sembra quasi un’arma di distrazione tentata da Zamparini, che a gennaio smantella ulteriormente la squadra (salutano Hiljemark e Quaison) e si limita a prendere due oggetti misteriosi quali Sunijc e Stefan Silva, alimentando le voci sul potere acquisito in casa rosanero da una scuderia di procuratori slavi. In queste condizioni salvarsi è impossibile, ma l’attenzione è catalizzata dall’extra-campo, col pre-contratto di cessione della società firmato da Zamparini e l’ex iena Baccaglini, rappresentante di un fondo d’investimento anglo-americano, che subentra già a marzo nella carica di presidente.

2017/18: Zamparini resta in sella e sfiora la promozione, beffa anche per il Catania ai playoff
Un colpo di scena apre la nuova stagione: Zamparini giudica l’offerta di Baccaglini priva delle dovute garanzie, la rifiuta e fa saltare il closing, mantenendo le redini della società. Un’inchiesta della Guardia di Finanza travolge però il club, alla cui presidenza, dopo qualche mese, si insedia Giammarva. La panchina viene affidata alla scommessa Tedino, reduce da una grande stagione in C col Pordenone. A nuovi innesti provenienti dall’Europa dell’Est (Szyminski, Dawidowicz e Murawski) si aggiungono alcuni riconfermati (Rispoli, Jajalo, Chochev e Nestorovski) e giocatori di categoria come Bellusci e Coronado. Il mix funziona e la squadra vince il titolo di campione d’inverno, puntando all’immediato ritorno in A. Nel frattempo, anche a Catania si respira aria buona. Il nuovo tecnico Cristiano Lucarelli ed una rosa adeguatamente rinforzata (in cui spicca il ritorno di Ciccio Lodi, che segue quello, avvenuto l’anno prima, di capitan Biagianti) lanciano il guanto di sfida all’ambizioso Lecce e al Trapani appena retrocesso dalla B, per un’entusiasmante lotta per la promozione diretta. Nel girone di ritorno il Palermo si fa risucchiare da Empoli e Frosinone, con le quali comincia un lungo testa a testa. Poi i toscani vanno in fuga, mentre a quattro giornate dal termine i rosanero danno il benservito a Tedino, puntando su Stellone per la volata finale, vinta dal Parma che beffa tutti in extremis. Il Palermo chiude quarto dietro al Frosinone: le stesse squadre si incontrano nella contestatissima finale playoff, coi ciociari che prevalgono nella doppia sfida ma si macchiano del vergognoso episodio dei palloni lanciati in campo dalla panchina nei minuti finali. Anche la seconda parte di stagione del Catania è amara: dopo la vittoria di Catanzaro, i rossazzurri hanno la possibilità virtuale di conquistare il primato, ma poi la sprecano facendosi fermare sullo 0-0 in casa dalla Juve Stabia, per abdicare definitivamente in occasione dello scontro diretto perso al “Massimino” col Trapani. Ai playoff, la squadra giunge sino alla semifinale col Siena. L’intensa doppia sfida si chiude ai rigori: la traversa colta da Mazzarani, che replica quella centrata da Lodi su punizione durante i supplementari, fa dire addio ai sogni di gloria.

La disperazione di Mazzarani dopo il rigore sbagliato col Siena 



2018/19: l’extra-campo compromette il cammino dei rosanero, nel Catania è caos dopo il mancato ripescaggio
Ma l’estate 2018, finalmente, sembra poter essere quella buona per restituire alle due tifoserie il derby. In realtà, il Palermo ambirebbe alla A, promuovendo ricorsi sia contro il Frosinone (chiedendo l’annullamento del match contestato), sia contro il Parma per tentativo di illecito sportivo. Entrambi si risolvono in un nulla di fatto. Il Catania, invece, intravede il ripescaggio dopo i fallimenti di Bari, Cesena ed Avellino e la sentenza del TFN che rimuove la preclusione prevista contro le società che, nelle stagioni precedenti, hanno subito penalizzazioni per illeciti amministrativi. La vicenda, però, finisce ben presto nel caos, con sei società coinvolte a suon di ricorsi e controricorsi, la Serie B che in autonomia – col placet della Figc – riduce a 19 l’organico cadetto e fa partire il campionato, mentre la Serie C mette in standby le ripescabili, condizionandone inevitabilmente la stagione. Finisce anche qui con un nulla di fatto, il Catania riparte dalla terza serie con i gradi di favorita, ma l’organico affidato al nuovo tecnico Sottil, sulla carta competitivo, si rivelerà pieno di equivoci tattici che rallenteranno il passo, favorendo la fuga della sorprendente Juve Stabia di Caserta. Il Palermo, ripartito da Tedino, stavolta sostituito dopo poche giornate dal redivivo Stellone, vince per il secondo anno di fila il campionato d’inverno, mentre matura la cessione del club al gruppo britannico rappresentato da Clive Richardson, che assume la carica di presidente. Anche stavolta, però, si tratta di un fuoco di paglia. Già a Febbraio Zamparini torna in sella, tramite la propria fedelissima Daniela De Angeli, con Rino Foschi promosso presidente. Gli scossoni societari si ripercuotono sulla squadra, che viene scavalcata dal Brescia, perde terreno e come l’anno prima si fa soffiare anche il secondo posto, l’ultimo utile per la promozione diretta, grazie al gran finale del Lecce di Liverani. A nulla serve il ritorno in panchina del grande ex Delio Rossi a quattro giornate dal termine, indotto dall’ennesimo cambio di proprietà, con l’avvento della Arkus Network di Walter Tuttolomondo. Ma il peggio deve ancora venire. I playoff da terza classificata vengono compromessi dalla sentenza del TFN che decreta la retrocessione a tavolino per gli illeciti amministrativi (falso in bilancio) degli anni precedenti. In appello, la condanna viene commutata in una penalizzazione che non restituisce i playoff ma, quantomeno, salva (per il momento) la Serie B. E il Catania? Gli etnei, delusi dalla gestione Sottil, provano a risollevarsi con Novellino, ma l’ambiente ormai è un vespaio, sia all’interno dello spogliatoio che nei rapporti tra l’ad Lo Monaco e la tifoseria. Si agguanta il 4° posto, ai playoff ritorna Sottil che porta la squadra fino alla semifinale col Trapani, in cui matura un nuovo amaro epilogo.

2019/20: il Palermo riparte dalla Serie D, il Catania salva la matricola 11700
Mentre il Catania, per il tramite dell’ad Lo Monaco, comincia a far trapelare i propri problemi economici, ridimensionando gli obiettivi degli anni precedenti, l’U.S. Città di Palermo 1987 muore: il giorno dell’iscrizione al campionato manca la fideiussione, Tuttolomondo casca dalle nuvole e rassicura tifosi e giornalisti, ma una settimana dopo il verdetto della Covisoc è impietoso e consegna al capoluogo siciliano il quarto fallimento/radiazione della propria storia e la conseguente quinta rifondazione della società. Al bando indetto dal sindaco Orlando partecipa anche la holding facente capo al presidente della Sampdoria Massimo Ferrero, ma a spuntarla è il gruppo Hera Hora di Mirri (pronipote di Renzo Barbera) e Di Piazza. La nuova S.S.D. Palermo riparte dalla Serie D, con Sagramola e Castagnini ai posti di comando e l’ex allenatore della primavera Pergolizzi in panchina. Il Catania cambia l’ennesimo progetto tecnico, puntando su Andrea Camplone e su un manipolo di nuovi acquisti di belle speranze, ma ancora una volta la squadra si rivela male assortita, non adatta alle esigenze dell’allenatore di turno, ed una volta perso il treno dell’alta classifica (guidato da una Reggina in gran forma), anche Camplone paga lo scotto dell’esonero, in virtù del 5-0 rimediato a Vibo Valentia. Ritorna a sorpresa Lucarelli, che ha il merito di rimettere in carreggiata la squadra, quantomeno nell’ottica di un onorevole piazzamento in zona playoff, ma in autunno la crisi del gruppo Finaria deflagra: Lo Monaco fa un passo indietro dimettendosi, la società invita i giocatori a cercarsi nuove destinazioni non potendo più onorare i contratti firmati e il fallimento sembra dietro l’angolo. A restituire speranza all’ambiente è la costituzione di un comitato di imprenditori locali, rappresentato da personaggi noti quali Fabio Pagliara e Maurizio Pellegrino, che manifesta l’intenzione di rilevare il club. Prima che la trattativa entri nel vivo, il campionato viene sospeso per la pandemia di Covid-19. Se la Serie C riprenderà (coi soli playoff) dopo qualche mese, la Serie D chiude definitivamente in battenti, attribuendo la promozione in terza serie alle squadre prime in classifica al momento dello stop. Ne approfitta il Palermo, che in realtà fino ad allora non aveva avuto alcun problema a primeggiare in un girone poco competitivo, sfruttando i diversi giocatori di categoria superiore presenti in organico. Durante il lockdown, a Catania l’attenzione è rivolta al 100% sugli sviluppi societari, con Finaria che presenta domanda di concordato preventivo, all’interno della quale vorrebbe gestire la cessione della società sportiva, auspicando l’interessi di soggetti ulteriori rispetto alla S.I.G.I., società nata dal progetto del comitato precedentemente costituito. L’istanza di fallimento presentata a maggio dalla Procura di Catania nei confronti del club, però, spariglia le carte. Il Catania prende tempo chiedendo anch’esso di accedere al concordato preventivo e nel frattempo si attende a lungo che il Tribunale di Catania emetta il bando per l’acquisto della società. Ciò avviene soltanto a inizio luglio, con tempi strettissimi per gli eventuali nuovi acquirenti per provvedere, oltre all’acquisto, alla successiva iscrizione al campionato (fissata per il 5 agosto) e ai nodi legati al concordato preventivo. Nel frattempo, la squadra partecipa ai playoff nonostante gli stipendi non pagati e batte la Virtus Francavilla. La tifoseria organizza una raccolta fondi in vista del successivo impegno con la Ternana, che si conclude con un’immeritata eliminazione. Adesso gli occhi sono rivolti esclusivamente alla procedura competitiva, che subisce un brusco freno con la dichiarazione di fallimento di Finaria, che interviene una settimana prima della data fissata per l’apertura della stessa procedura. Il Tribunale salva la baracca confermando il bando, con le opportune modifiche ed integrazioni: il 23 luglio la S.I.G.I. è l’unico soggetto che presenta l’offerta d’acquisto (al netto delle infondate voci su altri potenziali compratori) e rileva il Catania, provvedendo nei giorni successivi ad uscire dal concordato preventivo e porre in essere tutti i passaggi (e pagamenti) necessari all’iscrizione, che avviene sul filo di lana. Il Catania 1946, matricola 11700, è ancora vivo.

L'esultanza di Pinto dopo il gran gol alla Virtus Francavilla ai playoff 



2020/21: inizio di stagione dai due volti
E si arriva ai nostri giorni. Il Palermo, rientrato nei professionisti, assume la nuova denominazione di Palermo F.C.. Di Piazza si defila tra le polemiche, pur mantenendo le proprie quote in società. In panchina arriva un big come Roberto Boscaglia e diversi nomi di categoria superiore sbarcano sotto Monte Pellegrino. La squadra però viene completata in ritardo ed evidenzia alcune lacune, che determinano un brutto inizio di stagione, prima che una serie di positività al Covid del gruppo rosanero impongano il rinvio di diverse partite, col ritorno in campo previsto proprio il 9 novembre, per il derby, oltre venti giorni dopo l’ultimo match disputato. Il Catania, salutato Lucarelli, punta sull’emergente Raffale e rivoluziona l’organico, costruito in modo sapiente e stuzzicante dal duo Pellegrino-Guerini sulla base delle indicazioni del tecnico. L’avvio è incoraggiante, ma il doppio k.o. con le corazzate Bari e Ternana ridimensiona inevitabilmente le ambizioni. Saltata, causa Covid, la sfida con la Vibonese, i rossazzurri torneranno in campo contro i rosanero, ritrovando, dopo sette anni, sei mesi e diciannove giorni i propri più acerrimi rivali, sebbene…in una veste diversa.

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