Tragedia a Catania, bambino muore in auto
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Tragedia a Catania, bambino muore in auto

Per oltre cinque ore è stato lasciato chiuso in auto sotto al sole cocente dal padre che doveva portarlo all’asilo e invece, per un inspiegabile ‘black out’ nella sua mente, lo ha dimenticato nel parcheggio del posto di lavoro. E’ morto così un bambino di due anni a Catania, una fine atroce che ricalca un copione analogo, con un bimbo di 20 mesi vittima nel 1998 della stessa dimenticanza da parte del genitore. Il padre del piccolo, Luca Cavallaro, è ora indagato, come atto dovuto, dalla Procura di Catania, per omicidio colposo. Un investigatore parla di lui come di un “uomo disperato, distrutto, che piange continuamente e non riesce a spiegare l’accaduto”.

Leonardo ha trovato la morte ieri mattina nel parcheggio del Policlinico, dove lavora il padre, un ingegnere di 43 anni che ha un contratto di ricercatore con l’università. All’asilo, dove lo aspettavano i compagnetti, non è mai arrivato. Il papà si è ricordato del figlioletto lasciato in auto solo quando la moglie Maria Cannizzaro, radiologa del Policlinico lo ha chiamato allarmata, dopo essere andata al nido per prelevare il bimbo.

L‘uomo si è precipitato nel parcheggio trovando il piccolo esanime, lo ha portato subito al pronto soccorso del Policlinico, ma i medici ne hanno potuto solamente constatare la morte. Il decesso sarebbe stato causato dal caldo soffocante all’interno dell’auto, parcheggiata sotto il sole cocente. Ieri mattina la temperatura a Catania ha infatti raggiunto i 35 gradi, mentre nel pomeriggio, per una beffa del destino, c’è stato un nubifragio.

Il corpo è già stato restituito ai familiari. La macchina era parcheggiata in un luogo privo di telecamere e poco frequentato.

La morte del piccolo dimenticato in auto dal padre è la replica di una tragedia che sconvolse Catania 21 anni fa. Identiche le modalità di una fatale distrazione che aveva avuto come protagonista un tecnico della Sgs Thompson, una fabbrica di microelettronica che aveva lo stabilimento nella zona industriale di Catania. L’uomo era precipitato nell’inferno della disperazione nell’afoso pomeriggio del 3 luglio 1998. Catania era stretta da un caldo asfissiante. La temperatura aveva superato i 40 gradi per il torrido vento di scirocco giunto dall’Africa.

L’uomo era uscito con la sua Fiat Punto per accompagnare in asilo il figlio di 20 mesi appena, rannicchiato nel suo seggiolino, prima di presentarsi negli uffici della Sgs Thompson. Era un percorso sempre uguale che seguiva ogni giorno quasi a memoria. Ma quella mattina, invece di passare dall’asilo, che non era lontano da casa, aveva subito puntato verso il suo posto di lavoro. Arrivato con un insolito anticipo sul parcheggio dell’azienda, aveva chiuso a chiave l’auto ed era salito in ufficio. Il sole intanto batteva implacabile sulla macchina. La temperatura era rapidamente salita fino a trasformare l’abitacolo in una gabbia torrida che non aveva più lasciato scampo al piccolo, rimasto sul seggiolino per sette ore.

Una tragedia simile fu evitata nel giugno scorso per un intervento provvidenziale della polizia fuori dall’aeroporto del capoluogo etneo, dove un bambino di 4 anni era stato lasciato chiuso in auto sotto il sole con una temperatura che sfiorava i 40 gradi all’ombra. In quella occasione furono denunciati i genitori, due svizzeri, 28 anni lei e 32 lui, per abbandono di minore in concorso. Secondo quanto accertò la polizia, erano andati a prelevare denaro al bancomat. Gli agenti accorsero dopo la segnalazione di una guardia giurata.

A salvare il bambino fu un sovrintendente della polizia che con il calcio della pistola di ordinanza mandò in frantumi un finestrino e soccorse il piccolo dopo essersi accorto che il bimbo si dimenava cercando di aprire le portiere e chiedendo disperatamente aiuto. L’intervento fu compiuto davanti a numerose persone, che applaudirono gli agenti della polizia di frontiera. L’auto era parcheggiata negli stalli riservati allo scarico bagagli nella zona partenze ed aveva anche attirato l’attenzione di alcuni viaggiatori. Subito dopo l’intervento della polizia si presentarono i genitori. Tutti furono accompagnati nel presidio sanitario dell’aerostazione, dove furono prestate le prime cure al bambino, che si riprese immediatamente.

La tragedia si sarebbe potuta evitare ma la norma che impone in Italia l’uso di seggiolini salva – bebè esiste, ma in Italia non è ancora operativa perché manca il regolamento attuativo. A giugno lo ricordava, con qualche preoccupazione in vista delle ondate di calore estivo, l’Asaps, l’associazione sostenitori Polstrada. Sull’onda di tragedie simili a quella di oggi a Catania, il Parlamento ha votato un anno fa l’obbligo di usare un sistema di allarme per i piccoli che rischiano di essere dimenticati in auto al caldo. Ma l’iter, che prevede anche il parere del Consiglio di Stato, non si è concluso.

Il presidente dell’Asaps Giordano Biserni ricordava che il bilancio dello Stato prevede uno stanziamento di un milione di euro per il 2019 e un altro milione nel 2020. La norma si propone di incentivare l’acquisto di sistemi di allarme per “chiunque risieda in Italia e trasporti minori fino a 4 anni”. L’Asaps ha lanciato comunque una campagna (‘Bimbi in auto: mai più da soli’) ricordando alcuni consigli “che permettano ai genitori – spiega il presidente Biserni – di evitare il ‘black out mentale’, quel momento di amnesia dissociativa transitoria, sempre più presente in persone stressate dai ritmi casa-lavoro, dai pensieri di una vita logorata da mille criticità che mettono al secondo posto il bambino”.

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